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Chioschi, ennesima tegola. Il Parco chiede verifiche

L’ente ravvisa nelle strutture dimensioni fuori norma rispetto al Pua

(06 Dicembre 2017) - A Latina potrebbe essere più facile e veloce costruire un quartiere che vedere edificare tre chioschi amovibili di legno sul lungomare. E' la storia recente (e intricatissima) delle otto aree pubbliche sul lungomare di Latina nel tratto B "per lo svolgimento di servizi minimi connessi all'utilizzazione dell'arenile" (così recita il bando), ma che si sono per ora tradotte solo in un deserto lungo a due anni a sinistra di Capo Portiere. Ora con un bando che si trascina da tempo, costellato di ritardi burocratici, intoppi e rinunce, segnalazioni alle forze dell'ordine e tre imprenditori superstiti pronti "all'impresa", l'ennesima tegola arriva da uno degli ultimi pareri necessari ad arrivare al permesso ad edificare le strutture a partire dal prossimo 1 aprile. Si tratta del nulla osta dell'ente Parco, istituzione preposta alla tutela ambientale e a vigilare su manufatti che ricadono nella Zps Parco Nazionale del Circeo. Il parco, in una nota recapitata a metà agosto alle ditte, al Comune, alla Regione e alla Forestale ha chiesto alcuni correttivi all'ufficio Suap del Comune subordinando a queste prescrizioni l'autorizzazione alle due ditte Missile e Cometa Service assegnatarie delle postazioni dei chioschi 2 e 3 (congelata dal Comune invece la postazione numero 1 che si sospettava fosse legata alle molte rinunce arrivate la scorsa primavera). In sostanza se l'Ente Parco da una parte si attiene alla vecchia normativa su strutture che sembra non abbiano necessità di valutazione di incidenza e rileva che gli interventi da eseguire possono essere commisurati e comparati a quelli sottoscritti nell'accordo di programma tra Parco e Comune di Sabaudia, dall'altra farebbe notare che i progetti presentati dagli operatori modulati sulla base dei criteri del bando sono discordanti rispetto alle dimensioni definite nel Pua vigente. In virtù di questo l'Ente parco chiede una rettifica delle dimensioni delle superficie coperte per adeguarle alla norma. Una bella doccia fredda su un iter giù gravato da ritardi, ma che va ora chiarita e approfondita. Come mai il Comune, non risulterebbero atti in tal senso al parco, non ha ancora risposto a questi rilievi dopo tre mesi? E se il bando è stato fatto (sotto il commissario) con gli stessi criteri del pua vigente quando c'erano in vigore le vecchie strutture, concesse per sei anni, dove sta l'intoppo rispetto alle dimensioni, che allora furono congue per la cornice generale di norme avallate dal Parco? Interrogativi a cui dovrà rispondere il Comune di Latina che ha il tempo necessario per permettere agli operatori di arrivare comunque pronti ad aprile. Ma l'azione dovrà essere celere e incisiva  per porre fine all'attesa di quella parte economica della città funestata dalle tante rinunce legate alla scarsa appetibilità del bando gravato dai ritardi e alla mancata assegnazione della postazione numero 1, quella che era stata oggetto di rinunce e che aveva portato Coletta a segnalare questa anomalia alla questura.

Fonte: Latinaoggi.eu
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